Titolo : L'immaginario medievale
Anno di pubblicazione : 1988
Autore : Jacques Le Goff
Genere : saggio storico
Valutazione personale : 4/5
Un intramontabile classico della saggistica storica, e in particolare, storica medievale. E' composto da nove brevi saggi che approfondiscono una serie di tematiche riprese da "Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medievale", un saggio leggermente più generico dello stesso autore pubblicato nel 1985.
I. Guerrieri e borghesi rampanti. L'immagine della città nella letteratura francese del secolo XII e II. Una metafora urbana di Guglielmo d'Alvernia, approfondisce la tematica della città urbana figurandola quasi come un ente dotato di vita propria, un nucleo vivo al pari di un essere umano, sia nel senso più materiale che in quello spirituale. La città non è semplicemente un luogo di scambi, di confronti, di commerci e di produzione (sul punto è necessario sottolineare come l'autore faccia spesso riferimento alla "societas dei mercanti); oltre ad essere dotata di una mente pensante, la città è dotata di un corpo vivo, il corpo di una donna, che deve essere ghermito, conquistato. Questa è la metafora che Le Goff spiega in queste pagine, la metafora del cavaliere che conduce la propria vita nel profondo della foresta, disconoscendo la città, e che desidera con ardore dimostrare il proprio valore fisico conquistando la "civitas super montem posita", la città eretta su un'altura, che è città-donna, da ammirare e conquistare.
Una volta approfondita la tematica del torneo cavalleresco e dei giochi come grande contenitore del peccato e latori di quelli che in una lista verranno divulgati come i sette vizi capitali (superbia, invidia rispetto ai concorrenti più valorosi, ira che conduce alla morte, vanità della gloria terrena, avarizia, lussuria nella concupiscenza di far loro una donna, e via dicendo), si tralascia il lato più corporeo delle questioni legate all'uomo medievale per fare un viaggio all'interno della mente di questo, colma di sogni, visioni, viaggi nell'oltretomba, desideri codificati in precise ideologie dominanti, di cui la Chiesa deteneva l'assoluto privilegio di indirizzo.
IV. Aspetti eruditi e popolari dei viaggi nell'aldilà nel Medioevo e V. Il tempo del Purgatorio, debbono essere letti congiuntamente, rappresentando essi due aspetti della stessa riflessione che riguarda il "quid" e il "quantum" del post mortem, una questione da sempre disputata e spiegabile sul piano antropologico con il tentativo di scoprire l'ignoto a partire dalle conoscenze empiriche terrene. Il Medioevo è il secolo della fervente immaginazione, che si esprime in tutte le sue forme meravigliose, dalla letteratura alla musica, al modus vivendi degli uomini di quel tempo, impregnato di turbe, angosce, incubo (la cui idea viene coniata proprio in questo secolo), Il "quid", relativamente alle possibili alternative al sonno eterno, ad una possibile vita oltre la vita (il perfezionamento del concetto di anima, come componente spirituale, si interpone tra il corpo e la mente, divenendo una presenza fortissima), e il "quantum" relativamente al tempo "individuale"(contrapposto al tempo oggettivo) da trascorrere in una sorta di stato temporaneo (il Purgatorio, coniato, come Le Goff sostiene nel proprio saggio "La nascita del Purgatorio, proprio nel tardo medioevo), una possibilità di riscatto per la vita eterna, una elaborazione concettuale volta a sfuggire la dannazione. L'uomo medievale è turbato da immagini del terrore, che inibiscono inconsciamente il suo profondo essere, annullato dall'idea che la carne sia la sede del peccato.
Il settimo saggio (VII. Il rifiuto del piacere) a proposito descrive i meccanismi che inducono l'uomo a demonizzare qualsiasi cosa riguardi il corpo e non l'anima (il corpo empio, l'anima peccatrice e misera, ma unico baluardo di salvezza), un corpo che deve essere il tramite dell'anima, che deve patire in terra (luogo di passaggio) ciò che non vuole patire in eterno, come mezzo per compiere la penitenza (a proposito è uno dei decreti di Burcardo di Worms, vescovo e canonista altomedievale, circa le regole sull'astinenza sessuale e la relativa penitenza da compiere "a pane e acqua" in caso di una loro violazione). Ciò che ne risulta è una società inibita (a questo proposito è significativa l'elaborazione e la trasmissione dei concetti di concupiscenza, fornicazione, lussuria), non soltanto degli slanci sessuali, la "legge del peccato" di Agostino, rinchiusi nello stretto rigore, ma anche nella dimensione intima ed onirica, soffocata in una morsa che fa della intransigenza la sua prima regola. Il sogno, (VIII Il cristianesimo e i sogni) è relativizzato, catalogato e suddiviso (sogni veri e sogni falsi, visioni e messaggi inviati direttamente da Dio ovvero da Satana), rifiutato il tentativo di interpretazione, bandita l'incubazione (rito magico-religioso che consiste nel dormire all'interno di un perimetro sacro per praticare l'oniromanzia). Il sogno è la dimensione della vulnerabilità, laddove l'uomo è maggiormente esposto al peccato (talvolta si pecca più durante il sonno attraverso visioni lussuriose "involontarie" ma in realtà provocate dalla elaborazione di pensieri impuri che vengono scacciati durante la veglia), all'inganno delle visioni demoniache ed ostiche nella loro interpretazione (i sogni inviati da Dio sono per eccellenza quelli chiari nel loro significato).
Nel complesso, il volume è ricchissimo di riferimenti esterni, fonti (bibliche, medievali e moderne) e riferimenti. La lettura è abbastanza fluida, fuorché nei primi saggi in cui appare poco scorrevole a causa dell'elevata quantità di citazioni riportate da poemi ed opere che vengono sommariamente trattate per descrivere la tematica della città-donna. Il saggio conclusivo, quello relativo ai sogni, è ben strutturato ed approfondito, arricchito da una introduzione (quasi un parallelismo, un termine di paragone) circa il modus di concepire la dimensione onirica presso gli antichi (Grecia, periodo tardoantico). Personalmente, di lettura immediata, consigliato ai cultori del sapere medievale.
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