La mia cecità
di fronte a quella coltre
di nebbia a te sì cara.
La mia irrequietudine,
tradita da un amaro sorriso.
Dietro gli astri remoti
stavano le nostre menti
rivolte alle grandi questioni,
ai dubbi sospesi in qualche andito
della grigia materia finita.
Nella turba delle voci della Terra
ci scambiavamo promesse
di amore eterno.
Ah! Infelice concupiscenza,
che l'oltretomba non sia un loculo,
e il ricordo una marcia funerea,
un'armonia di note estinte.
'L dolce ondular del suo vibrare
ancor produce la eco d'argento
tra le rovine
della nuda pietra tombale.
Lambisce 'l petto virginale
e i suoi sospiri, vaneggiar
di gentile carezza.
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