Yukio Mishima : Confessioni di una maschera
"Confessioni di una maschera" è il romanzo della ricerca e dell'accettazione della propria natura, del proprio modo d'essere. Il carattere autobiografico dell'opera conferisce alla stessa una forte nota di cruda realtà, un sorta di dissimulazione della propria condizione di "giovane cui difetta in via assoluta qualsiasi forma carnale per l'altro sesso", che si tradurrà solo alla fine, (così come alla fine della sua vita verrà accettata dall'autore stesso) in un disvelamento intimo, noto solo al diretto interessato. Preponderante è il tema dunque dell'omosessualità, tendenza mal vissuta, meschina agli occhi di una famiglia conservatrice la quale rispecchia altresì l'assetto naturale della società degli anni della seconda Guerra Mondiale. Se prima e durante il 1945 Mishima descrive sentimenti conturbati, complessi, gremiti di tendenze sadomasochistiche sviluppate sin dalla tenera età, gli anni del dopoguerra sono vissuti a ritmi più pacati, caratterizzati da una oziosità e da una serenità dapprima sconosciute.
La psicologia dell'autore è esposta senza mezzi termini, è chiara e diretta, come una confessione intima con sè stesso, come un resoconto dell'evoluzione del proprio sentimento di accettazione.
Per concludere, un viaggio nella sessualità più complessa che vede come protagonisti giovani vigorosi (efebi) squarciati da lame, nella irrisorietà dell'esistenza umana percepita come uno stato transitorio e contingente, di tipica impronta orientale; infine, un viaggio nel dolore ascendente provocato da una terribile recitazione sul palcoscenico della società. Mishima, d'altro canto, farà senz'altro un'uscita d'effetto.
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