Autore: Lev Tolstoj
Anno di pubblicazione: 1899
Genere: Romanzo
Voto: 5/5
Suggerirei di incominciare dal titolo, per due semplici ragioni : voler iniziare da un qualsiasi punto che sia convenzionalmente accettato come un punto da cui iniziare (Temo di aver perduto la capacità di scrivere, tant'è che non mi ci sforzo) , e in secondo luogo, voler esprimere quanto più possibile ci sia da aggiungere su un termine di tale portata, in connessione con i contenuti del romanzo. Tralasciando i particolari che vedono me stessa "risorta" dal letargo dei mesi critici per uno studente, si tratterebbe più propriamente di una personale resurrezione morale non ancora completamente compiuta ma in progressiva via di sviluppo all'unisono con il personaggio principale dell'opera: Necliudov. Solo Necliudov, senza nomi di battesimo; anzi, principe Necliudov, per la precisione.
La caratteristica peculiare che maggiormente mi colpisce di questo testo, è che non sia possibile spendere ulteriori parole. La lettura del testo basta ad innescare un forte meccanismo di riflessione profonda, impregnata di un religioso silenzio, destinato ad ostacolare ogni tentativo di espressione delle sensazioni provate, dei pensieri scaturiti dalla lettura delle parti in cui è fortemente ripudiato l'uso della violenza nelle carceri, ma non solo : sulla categoria umana in generale, su animali, su cose, sulla coscienza impalpabile della gente. La violenza, fisica e morale che sia, quella che definirei il più alto tradimento che la vita abbia potuto riservarci, è narrata alla luce di una "resurrezione", di un risveglio morale dalle tenebre dell'ingiustizia, dell'iniquità, delle usurpazioni della classe dei possidenti nei confronti di chi non ha. In molti punti è visibile il contrasto tra le classi ricche e la sterminata massa di contadini che si estende sul vasto territorio russo, dominato dalla povertà delle campagne, sfruttate dai latifondisti. Oltre al retroscena politico tolstoiano, ovvero una spiccata tendenza socialista, è ravvisabile un desiderio umanitario di proporzioni immani. Non scambiate un tale nobile tentativo di rabbonire gli animi umani ed estirparvi i fattori che viziano il riavvicinamento al valore supremo della Fede per una storia d'amore finita male. Comprendete che possa essere una metafora, la grande metafora della conflittualità tra giusto e ingiusto, tra rettitudine e immoralità.
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