Dovrei scrivere.
Il peso del dovere,
da piacevole e tiepida pietruzza s’è trasformato in una roccia. Con alta spesa
di sangue la vita è divenuta un vano e meschino tentativo di conformarsi al
volere delle assemblee, dell’aristocrazia, delle plebi, dei popoli tutti e
perché no, della tua stessa stirpe; quella stirpe che avrebbe dovuto istruirti
su come muovere passi incerti, giacché non si deve pretendere, (e in un mondo
parallelo a questo sarebbe pur lecito) che taluno ti insegni addirittura a
marciare. Avendone coscienza ed autorità, avrei voluto che mi si insegnasse a
restar zoppa punto e basta, e che nessuno lo ricordi mai più! Piuttosto che camminare
come un invalido e per tutto il giorno sentire occhi, vedere orecchi tesi a
trastullarsi malignamente, da dietro le finestre. Ricordarlo invece per sempre,
per il resto dei tuoi giorni aridi di virtù! Certo è che allo zoppo lo si
guarda con compassione e pure all’invalido, ma con una differenza : che il
primo sollazza le assemblee con tutta la sua angusta rassegnazione, e le plebi
di cui parlo non sono altro che profuse di assoluta gaiezza nel vedere che uno
si, per così dire, arrenda. E l’altro cammina, e anche male assai, ma va per la
sua strada. Egli è un maligno, uno che affronta la Natura ed il destino
che Dio gli ha assegnato, uno che affronta
la sua esistenza segnata sul nascere, ed è un sovvertitore dell’ordine sociale,
dunque, maledetto.
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