sabato 31 marzo 2012
Dal Vangelo secondo Kafka...
Devo dire che la lettura di quell'opera tanto breve e concisa, eppure così diretta e dal linguaggio incisivo, ha sortito in me un effetto non affatto previsto. E devo anche dire che, nonostante mentre leggevo sapessi già che l'effetto di quelle parole era grande in me, mai avrei pensato di arrivare a questo punto; di trovare una quasi netta corrispondenza tra il suo di padre ed il mio, al di fuori dalle barriere del tempo. Tranne che per delle secondarie questioni che fanno parte dell'universo maschile, le due figure si intrecciano inevitabilmente e si sovrappongono l'una all'altra come riflessi di uno stesso specchio man mano che riscopro ancora più dettagli. L'unica differenza è, alla luce delle riflessioni, (pur il modo mantenendosi pressoché identico), che gli incitamenti da parte del mio sono riferiti all'ambito scolastico, quelli del padre di Kafka si riferiscono al campo semantico della religione. Certo mio padre non mi sprona a recarmi alla sinagoga. Sarebbe il sogno di chiunque abbia una testa sulle spalle, (e anzitutto il mio, lo premetto), poter accedere ad una Normale, risiedere a Pisa stabilmente e partirci al termine degli studi per non tornarci mai più. La situazione è in bilico, si tratta dunque di tentare test sparsi per l'Italia, col rischio di un sovrappiù di esaurimenti nervosi e di rimanere comunque fuori da qualsiasi università per il mio carattere ballerino? Troppe cose da provare, troppo tempo perduto. Perduto a rabbrividire davanti a dei convegni imperniati sul tema della donazione degli organi, a parlare di decesso, dopo quell'incubo...a provare nausea nei confronti di chi con sorpresa osserva i tuoi risultati ed esclama gioia, come se non fossero gli stessi da diciassette anni.
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