Nulla s'ode
davanti alle rocce.
Nulla s'ode
nello specchio lacustre.
Sepolcro di flutti sinuosi
di trame aggraziate
di veli perlacei
di liquidi intrecci
nel sordo fragor
di dolci cascate.
Di presso le alture,
maestosa eleganza
di cumuli d'argilla
ed arenaria,
sì esile vi s'adagia la riparia.
Qual volubile volto, il loro.
Esse beate vagheggiano il fato,
taciturna la fiamma le consuma,
onde lor s'inchinano ai venti
erose dall'acque chiare
della ruina,
dal cieco laborìo delle riviere.
S'una riva non tanto lontana
dall'empireo assiso
mi vedo già salpar
dai porti grigi
verso l'eliso,
eterna salvezza.
dove 'l tedio dell'inverno
si rovescia sulle case
e lo stormire della canapiglia
e de' piovanelli
già echeggia sulla banchiglia.
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