Titolo: La sposa di Lammermoor
Anno di pubblicazione: 1819
Autore: Walter Scott
Genere: Romanzo storico (secondo Wikipedia)
Genere: Romanzo gotico "a tutto tondo"
Valutazione personale: 4/5
Raccontar di
[Fate folleggianti, nella notte del mondo
e di fedeli amanti, raminghi fino in fondo
di castelli e torrioni, dove maghi, stregoni
tengono nei tormenti le vittime innocenti]
e di fedeli amanti, raminghi fino in fondo
di castelli e torrioni, dove maghi, stregoni
tengono nei tormenti le vittime innocenti]
La sposa di Lammermoor è il romanzo dell'amor tragico, della magia, dei castelli decadenti, dei duelli e delle leggende, condite da un'atmosfera soprannaturale.
"Quanta banalità!" penserebbe il lettore esperto, che ama il romanzo originale, la scrittura sperimentale. Come è mia abitudine, suggerisco una lettura attenta che "rompa le righe", che vada oltre il testo, a penetrare le strutture e i significati. Riformulo allora la precedente descrizione secondo questo ultimo criterio; La sposa di Lammermoor è un romanzo dell'amor tragico ma non cavalleresco, bensì grezzo e ben celato dal duro carattere del coprotagonista Edgar Ravenswood (non un principe ma un giovane nobile decaduto e maledetto dalle sventure e dalla mala sorte). E' il romanzo della magia, non praticata da un'affascinante e misteriosa strega ma da un gruppo di megere dentro le cui sfere è già possibile scorgere il luogo dove verranno arse vive. E' il romanzo delle leggende (assolutamente da leggere e rileggere la leggenda della "Fonte della Sirena", forte presagio del destino di tutta la vicenda degli sfortunati innamorati, Lucia Ashton ed Edgar Ravenswood). "Sarà una parodia del romanzo gotico tradizionale", penserà il lettore, ma io mi azzarderei a consigliarlo di non farsi ingannare dai toni ironici e buffoneschi di Caleb Balderstone (fedele servitore della nobile famiglia Ravenswood da generazioni), e di considerare tale opera come precorritrice, anzi, del romanzo gotico in senso ottocentesco inteso. Aggiungerei ancora, che esso può qualificarsi come un romanzo gotico "a tutto tondo", tridimensionale, non piatto e scialbo, completato da un soprannaturale (che accompagna tutti i romanzi di questo genere)che sfocia in un gusto per il macabro mai visto prima; i personaggi, ciascuno a modo proprio, si consumano nel loro dolore esplosivo, destinato a divenire una malattia dell'anima (guance arrossate e occhi vuoti); l'amore non è beato e solo successivamente tragico, bensì tragico sin dal principio, eppure ostinato sino all'ultima goccia e distruttivo, per il suo autonomo volere di andar contro i fati e la predestinazione. Personaggio autentico è Lucia Ashton, amabile dama tormentata dal suo irraggiungibile amore, stroncato sul nascere da un matrimonio per lei combinato dalla sua nobile e rispettabile famiglia. "Il filo che la tiene attaccata alla vita" è un pegno d'amore del signore di Ravenswood, con cui ella aveva contratto un impegno prima di scoprire la sua infelice sorte. Un "Heathcliff convertito" è Edgar Ravenswood, e oso attribuirgli tale titolo nel tentativo di accostarlo ad uno dei protagonisti di "Cime tempestose", il quale tuttavia non può essere nel complesso un'idoneo termine di paragone. Heathcliff ha un cuore malvagio e un comportamento altrettanto scontroso ed impenetrabile. Ravenswood è considerato un Heathcliff della vicenda, un essere malvagio che cerca vendetta per gli oltraggi subiti e gli antichi odi familiari. Egli è tuttavia un essere grezzo ma a suo modo amabile e buono, risoluto, giusto, violento; tutto il contrario insomma di quello che può essere definito un "timorato di Dio", un essere sfrontato ma dai valori positivi.
I toni sono pacati, come di consueto nello stile dell'autore; lo stile lineare e narrativo in terza persona. La lettura scorrevole, più in alcuni punti che in altri. Lo stile è poco descrittivo (una pecca nel romanzo, che manca appunto di lunghe descrizioni preromantiche di paesaggi e situazioni cavalleresche), anch'esso lineare e poco altisonante, semplice e tipico dello stile storico (ma esso, lo ribadisco, non è un romanzo storico bensì storicamente integrato nelle vicende della Scozia al tempo della regina Anna). La stellina mancante nella mia valutazione personale è un varco aperto verso la ricerca di un romanzo gotico a tutto tondo ma dai personaggi ancora più "dostoevskiani": maggiore enfasi nel descrivere i caratteri, maggiore penetrazione nella psiche umana. Chiaramente si tratta di sfumature, e ben comprenda il lettore che per "dostoevskiano" si intende non "crudo e realista" (altrimenti che romanzo gotico sarebbe?), ma "profondo e complesso" nella caratterizzazione dei personaggi e nella descrizione delle minuzie.
Romanzo lungimirante, a tratti monotono (è lo stile storico), a tratti enfatico (è lo stile preromantico), ma complessivamente originale.
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